16. Zürich Film Festival ZFF IT/DE Version

 16. Zürich Film Festival ZFF IT/DE Version 

 

Magno cum gaudio appresi che il Zürich Filmfestival avrebbe avuto luogo! Mi sono affrettata a scegliere tutti i film che il mio cuore mi dettava, senza riflettere se sarebbero stati proiettati al cinema dopo pochi giorni (come i gala premiere). Ho sacrificato così i documentari, che guardo volentieri alla TV. Non mi sono pentita.

Sono passati alcuni giorni dalla fine del festival, ed è andato tutto bene, alla faccia del COVID! 

Ecco un bilancio per associazioni dei 26 film che son riuscita a vedere. 

 

È stato un Festival all’insegna delle donne e del biopic! 

Donne registe e protagoniste. Cito solo Gitta Gsell che ho avuto il piacere di veder sul podio insieme a tutto il Cast di Beyto, che è il film che ricordo con più piacere. Tematiche rappresentate in Beyto sono l’omosessualità e l’integrazione, c’era anche l’Autore del libro, che consiglio vivamente di leggere. Stessi temi in „I carry you with me”, un film per metà documentario.

Vale la pena di vederlo per capire come Trump tratta gli emigrati. Omosessuali sono anche i protagonisti di Supernova, una coppia matura, Firth – Tucci che non hanno bisogno di presentazioni, in cui uno si ammala di demenza e vuole scegliere da solo la propria dipartita. Viggo Mortensen impersona in „„Falling“ un maturo omosessuale con figlia, che si prende cura del padre demente. In questo film l’attore fa il suo esordio alla regia. Voto 10. Chi è stato meno bravo nell’esordio come regista del Thriller Cortex, è stato Moritz Bleibtreu, che come attore rimane impeccabile, ma è meglio che non si allarghi! 

 

Chiudiamo il tema omosessualità con „Hochwald“, diretto da una regista esordiente, Evi Romen, che come la maggior parte dei film che ho scelto, affronta il tema integrazione e zone di confine in senso letterale (Südtirol) e traslato, giustamente premiato nella categoria Focus. La demenza compare anche in Eden für Jeden, un altro capolavoro del nostro Rolf Lyssy. Per concludere con la demenza, invece, raccomando “The Father” che, dato che è stato interpretato da due grandi come Anthony Hopkins e Olivia Norton, si pubblicizza da solo. Dico solo che il regista Florian Zeller ha deciso di seguire la prospettiva del malato: si entra nella demenza. 

 

Anziani malati e non, ma facoltosi, sono oggetto di “I care a lot”, ma forse sarebbe il caso di dire gli anziani (Alicia Witt) che sono oggetto di lucro per la perfida e bravissima Rosamund Pike. Catalogato come thriller, farebbe molto ridere se la trama non fosse pericolosamente realistica! 

Si può morire anche giovani però, come in “Gott, du kannst ein Arsch sein”, una commedia tragica sulla vera storia di una minorenne a cui restano pochi mesi di vita. Til Schweiger è un padre molto convincente, peccato che non sia protagonista come viene invece spacciato sul trailer, comunque quando gli hanno dato il Golden Eye è stato commovente! Anche il bellissimo James Norton (mancato James Bond, ma secondo me è una questione di tempo) deve morire presto  in “Nowhere special”. Presto ma non prima di aver fatto adottare il figlioletto. Naturalmente tratto da una storia vera, con la regia superlativa di Uberto Pasolini (stupisce?).

 

 “Here we are” è un must per me che mi occupo di autismo, direi anche per tutti i genitori che hanno un figlio portatore di handicap. In “Here we are” la famiglia si è sfasciata, come in molti casi in cui l’unico figlio è affetto da autismo. Il film è girato come un avvincente diario in cui molte famiglie potranno riconoscersi. 

In “Never, rarely, sometimes, always” la famiglia è assente o patogena, non è chiaro, è chiaro che la giovane donna è sola con la sua decisione di abortire, condizionatamente “libera”, deve viaggiare in un altro Stato per effettuare l’aborto. Il film è molto esaustivo sull’attuale situazione negli USA, che spesso (e a torto) vengono considerate all’avanguardia. Didattico direi. 

La famiglia dunque. 

In “Moving in” torniamo al tema della presa in carico degli anziani: la soluzione adottata dagli adulti farà piangere le generazioni più giovani. 

La famiglia è sempre la famiglia però, anche in un ambiente criminale, “Wildland”, anzi, un ambiente illegale non è necessariamente il peggio che ti possa capitare, come si vede nelle famiglie periferiche e dozzinali di “Favolacce” (pessima regia purtroppo) e nella famiglia di neurotici di “Lacci”. Le donne, ancor oggi, hanno la peggio e si devono sacrificare: “Charter” e “Wanda, mein Wunder”. 

È stato un festival di donne, come registe e come protagoniste anche dei biopic. In “Misbehavior”, un gioco di parole fra Mis(s) (Mondo per l’occasione) e behaviour che può essere anche interpretato come “Malcomportamento” racconta la nascita del Women’s Liberations Movement, in cui Keira Knightly non interpreta una candidata a miss mondo ma una colonna del movimento. Incredibile la somiglianza delle attrici con le vere eroine della storia. 

Tony Colette coinvolge da sola prima un paese, poi il mondo ippico col suo sogno di un cavallo da corsa, o meglio il cavallo dei suoi sogni: “Dream horse”. Qui la realtà supera ogni fantasia della protagonista: non c’è da stupirsi però: il merito è del cavallo! 

A proposito di eroi “veri”, di tutti giorni, ci sono anche alcuni uomini. Qui devo ammettere che un po’ ho scelto in base agli attori: Kad Merad è “Un Triomphe” anche in un ruolo drammatico. Mentre in “The Courier” Benedict Cumberbatch contribuisce ad allentare il clima della guerra fredda con notevoli sforzi interpretativi, anche fisici, che rispecchiano il suo perfezionismo. 

I Supereroi Malcom X, Sam Cook, Jim Brown, e Cassius Clay non si sono veramente incontrati, almeno non insieme “One Night in Miami”, ma sicuramente il primo ha profondamente influenzato tutti gli altri. 

 

I film di bandiera elvetica che ho visto non smentono l’investimento nei confronti della donna: 

Beyto, Wanda, mein Wunder e Sami, Joe und ich, Eden für Jeden, sono tutti da consigliare, Tutti diretti da donne tranne l’ultimo di Rolf Lyssy, tutti riflessi della società contemporanea, piena di contraddizioni, dove ai giovani, purtroppo, non si prospettano tempi migliori. 

 

Credo di non aver dimenticato, o meglio di aver abbastanza citato ciascuno dei 26 movies che ho visto! Non vedo l’ora di rifare la film-maratona nel 2021! 

 

Alessia Schinardi Ottobre 2020 

 


 

16. Zürich Film Festival ZFF IT/DE Version 

 

Magno cum gaudio habe ich erfahren, dass das Zürcher Filmfestival stattfinden wird! 

Ich beeilte mich, alle Filme auszuwählen, die mich angesprochen haben, ohne darüber nachzudenken ob diese bald im Kino gezeigt werden.

Meine Auswahl an Filmen war zu gross, weswegen ich mich entschieden habe, auf die Dokumentarfilme zu verzichten. Ich habe meinen Entscheid nicht bereut.

Seit dem Festivalende sind ein paar Tage vergangen und mir geht es bestens, trotz der Covid-19 Situation.

Hier folgt eine Zusammenfassung und meine persönliche Meinung über die 26 Filme, die ich sehen konnte. 

 

Das diesjährige ZFF war ein Fest für die Frauen, für die Schauspielerinnen, die Filmbiografien, Regisseurinnen und Protagonistinnen. 

Gerne erwähne ich Gitta Gsell, bei der ich das Vergnügen hatte, sie zusammen mit der kompletten Besetzung von Beyto auf der Bühne live zu sehen. 

Im Film Beyto stehen die Themen Homosexualität und Integration im Vordergrund.

Anwesend war auch der Autor des Buches und diese Lektüre kann ich wärmstens empfehlen.

Im Film «I carry you with me» werden dieselben Themen behandelt. Die Regisseurin 

inszeniert mit Reenactment und dokumentarischen Sequenzen die Liebes- und Lebensgeschichte zweier realer Männerfiguren aus Mexiko. Ein sehenswerter Film, auch um zu verstehen, wie Donald Trump Einwanderer behandelt.

Homosexuell sind auch die Protagonisten von Supernova, einem reifen Paar, welches gespielt wird von Colin Firth und Stanley Tucci. Hier erkrankt einer der Protagonisten an Demenz und will vor seinem Tod noch etwas erleben. 

Viggo Mortensen verkörpert in „Falling“ einen verbitterten demenzkranken Wittwer, der zu seinem schwulen Sohn John seinem Ehemann und ihrer Tochter nach Los Angeles umzieht.

Mortensen feiert mit Falling sein Regiedebüt und verdient dafür die Bestnote. 

Das Regiedebüt, des Thrillers Cortex, von Moritz Bleibtreu kann ich leider nicht mit Lob überhäufen. Vielleicht liegt das daran, dass ich mich lieber auf Moritz Bleibtreu als Schauspieler, als auf die Geschichte konzentrierte!

Das Thema Homosexualität und Regiedebüts lassen sich mit dem Meisterwerk «Hochwald» von der Regisseurin Evi Romen abschliessen. Sie vereint verschiedene Themen und wurde mit diesem Film zu Recht in der Kategorie Fokus ausgezeichnet.

In Eden für Jeden, steht ebenfalls die Demenzkrankheit im Vordergrund und zeigt ein weiteres Meisterwerk von Rolf Lyssy.

Um den Perspektiven von Demenzkranken zu folgen und diese zu verstehen, wirbt der Film «The Father» mit den Filmgrössen Anthony Hopkins und Olivia Norten bereits für sich selbst.

Kranke, ungesunde, aber wohlhabende Senioren sind das Thema von „I care a lot„.

Vielleicht wäre es angebracht zu erwähnen, dass die Seniorin (gespielt von Alicia Witt), zum Objekt des Profits für die perfide und sehr clevere Unternehmerin Rosamund Pike wird. Als Thriller katalogisiert wäre es sehr lustig, wenn die Handlung nicht gefährlich realistisch wäre! 

Man kann auch jung sterben, wie in „Gott, du kannst ein Arsch sein„, einer tragischen Komödie über die wahre Geschichte eines Minderjährigen, der nur noch wenige Monate zu leben hat. Til Schweiger verkörpert einen sehr überzeugenden Vater. Schade ist, dass er nicht der Protagonist ist, wie er im Trailer dargestellt wird. 

Als ihm am ZFF das Goldene Auge verliehen wird, war seine Freude darüber sehr rührend! 

Sogar der schöne James Norton (Er war Kandidat für die Rolle des ‘James Bond’ bisher ohne Erfolg, meiner Meinung nach ist es nur noch eine Frage der Zeit bis es soweit ist.) muss in „Nowhere special“ zeitig sterben, aber nicht bevor er seinen kleinen Sohn adoptieren hat. Natürlich wurde ein Teil des Films, aus einer wahren Geschichte entnommen. Die Regie führte Uberto Pasolini (wundert es jemand?).

 

Here we are» war ein Muss für mich als Autismus-Expertin, ich würde sogar behaupten, es ist ein Muss für alle Eltern, die ein behindertes Kind haben. Im Film ist die Familie auseinandergefallen, wie in vielen Fällen, in denen das einzige Kind Autismus hat. 

Der Film ist als ein engagierter Dokumentar gedreht, in dem sich viele Familien wiedererkennen können. 

In „Never, rarely, sometimes, always “ ist die Familie abwesend oder nicht da, das wird nicht weiter vertieft. Klar ist, dass die junge Frau mit ihrer Entscheidung für eine Abtreibung allein ist. Sie muss in einen anderen Staat reisen, um die Abtreibung vornehmen zu lassen. Der Film befasst sich umfassend mit der aktuellen Situation in den USA, die oft (und zu Unrecht) als Vorreiter betrachtet werden. Didaktisch würde ich sagen.

 

Die Familie steht im Drama „Moving in“ im Vordergrund und wir kehren zum Thema ‘Altenpflege’ zurück. Die von den Erwachsenen angenommene Lösung bringt die jüngere Generation zum Weinen. 

Die Familie ist immer die Familie, auch in einem kriminellen oder besser gesagt, illegalen Umfeld wie in „Wildland“ und nicht unbedingt das Schlimmste, was einem passieren kann. Wie man es auch in den peripheren und billigen Familien von „Favolacce“ (leider schlechte Regie) und in der Familie des Neurotikers von „Lacci“ sehen kann. 

Frauen erleben auch heute noch das Schlimmste und müssen sich opfern, wie in „Charter“ und „Wanda, mein Wunder„.

 

Es war ein Festival der Frauen und der Biografien gewidmet. In „Misbehaviour“ erzählt ein Wortspiel zwischen Mis(s) (World for the occasion) und Verhalten, das auch als „Bad Behavior“ interpretiert werden kann. Die Geburtsstunde der Frauenbefreiungsbewegung, in der Keira Knightly nicht eine Kandidatin für Miss World, sondern eine Säule der Bewegung spielt. Unglaublich echt ist die Ähnlichkeit der Schauspielerinnen mit den wahren Heldinnen der Geschichte. 

Tony Colette, als Jan verfolgt den verrückten Plan ein eigenes Rennpferd heranzuzüchten und motiviert eine Kleinstadt und dann die Welt des Pferdesports für ihren Traum von einem Rennpferd, dem Pferd ihrer Träume – „Dream Horse„. Hier übertrifft die Realität jede Fantasie des Protagonisten. Kein Wunder, der Erfolgt kam vom Pferd und weniger von den Menschen! 

Apropos „authentische“, alltägliche Helden, es gibt auch einige Männer die zu erwähnen sind. Hier muss ich zugeben, dass ich die Filmauswahl manchmal auf Grund der Schauspieler ausgewählt habe. Kad Merad ist im Film „Ein Triumph“ in einer dramatischen Rolle zu sehen. Benedict Cumberbatch trägt in „The Courier“ mit beträchtlichen interpretatorischen und auch physischen Anstrengungen, die seinen Perfektionismus widerspiegeln, zur Entspannung des Klimas während des Kalten Krieges bei. 

Die Superhelden Malcom X, Sam Cook, Jim Brown und Cassius Clay sind sich nicht wirklich begegnet, zumindest nicht zusammen wie in „One Night in Miami„, aber sicherlich hat Malcom X alle anderen tief beeinflusst. 

 

Die Schweizer Flaggenfilme, die ich gesehen habe, widerlegen die Investition in die Frau nicht! Beyto, Wanda, mein Wunder und Sami, Joe und ich, Eden für Jeden, sind alle zu empfehlen, alle unter der Regie von Frauen bis auf Eden für Jeden von Rolf Lyssys. Alle Filme, die ich gesehen habe, Spiegeln die heutige Gesellschaft und sind voller Widersprüche, in der junge Menschen leider keine besseren Zeiten vor sich erblicken. 

 

Ich glaube, dass ich jeden der 26 Filme, die ich gesehen habe, ausreichend zitiert habe! Ich kann es kaum erwarten, bei dem Marathon ZFF 2021 mitzumachen!

 

Alessia Schinardi Oktober 2020 

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